I Centri anti Panico sono un'iniziativa di IAM (Istituto per le Applicazioni della Mindfulness alla psicoterapia e alla medicina), di SIPE (Società Italiana di Psicoeducazione) e CentroMoses.
Il loro scopo è fornire un intervento di alta qualità, basato sulle tecniche più avanzate ed efficaci per superare il Disturbo di panico, con dei corsi specificamente progettati allo scopo, in quattro sedi, due per Nord (Milano e Treviglio), una per il Centro (Roma) ed una per il Sud Italia (Salerno).
I corsi dei Centri anti Panico sono tenuti dal Dott. Pietro Spagnulo nelle sedi di Roma e Salerno e dal Dott. Stefano Marchi nelle sedi di Milano e Treviglio e si avvalgono della collaborazione di altri professionisti per la diagnosi e (solo quando strettamente necessari) eventuali interventi psicoterapeutici e/o trattamenti farmacologici complementari.
I corsi si basano sull'Acceptance and Commitment Therapy (ACT), una delle più interessanti e complete metodologie della Terapia Cognitivo Comportamentale di terza generazione.
Il programma viene svolto in gruppi di 7-10 persone, da tenersi settimanalmente. La durata non è definibile a priori in quanto ogni persona ha bisogno di un suo tempo e questo tempo non è in relazione con la "gravità" del problema, ma con le necessità di assimilazione di alcuni comportamenti che spesso vanno in direzione opposta alle proprie abitudini e credenze. Per favorire la flessibilità dei tempi di partecipazione (che comunque sono generalmente inferiori ai tre mesi e raramente superiori ai sei mesi), si è adottata la forma di "gruppo aperto", cioè un gruppo a cui è possibile unirsi e dal quale è possibile uscire in qualsiasi momento.
E' stato adottato anche un setting di apprendimento a processi paralleli. Cioè gli argomenti non sono affrontati in modo lineare (prima l'argomento "a" e poi l'argomento "b"), ma tutti parallelemente in ogni incontro, con la massima attenzione alle necessità di assilimilazione e apprendimento individuale.
Qui di seguito elenchiamo gli obiettivi di apprendimento:
Se si è convinti, o anche parzialmente convinti, che in caso di attacco di panico si rischia qualcosa di grosso, come morire, o soffocare, o svenire e non essere soccorsi, oppure perdere il controllo, impazzire, bisogna riconoscere che non si può fare altro che temere il panico più di ogni altra cosa al mondo.
Bisogna pertanto innanzitutto capire per bene quali sono le proprie paure. Indentificarle con precisione, metterle bene a fuoco. A questo punto bisogna metterle seriamente in discussione, provare a se stessi e capire profondamente, in modo inoppugnabile, che nessuna di queste paure terrorizzanti ha un fondamento.
Come dicevamo, le classiche paure di chi soffre di Attacchi di Panico rientrano in alcune categorie ben note agli studiosi: la paura di morire o di avere un grave malore, la paura di perdere il controllo o di fare qualcosa di imbarazzante davanti agli altri e la paura di impazzire. E per ciascuna persona ogni tipo di paura assume una forma molto personale, fatta di immagini, suoni, odori, sensazioni, pensieri molto precisi, caratteristici e ripetitivi.
E' indispensabile mettere a fuoco la paura personale e sperimentare che si tratta di una costruzione mentale che nulla ha a che fare con ciò che accade veramente. Ad esempio, il senso di soffocamento non è un "soffocamento", ma una interpretazione arbitraria, immaginativa, di sensazioni di tensione alla gola o al torace. Uno degli scopi fondamentali del gruppo ACT è di apprendere a distinguere la differenza tra ciò che si percepisce e ciò che si immagina. Un altro esempio è la sensazione di perdere il controllo. Anche questa è una rappresentazione mentale che non ha nulla a che fare con ciò che accade realmente. Chi viene preso da questo terrore è in grado di fare cose anche complicatissime per sfuggire ad una situazione, ad esempio è frequente il ricorso a manovre spericolate con l'automobile per uscire rapidamente da una galleria, oppure il ricorso a trucchi di ogni genere per fuggire rapidamente da un supermercato, oppure da un ristorante. Come si potrebbero fare queste cose senza controllo? Nel gruppo ACT si apprende a distinguere la propria immaginazione di "perdita di controllo" con la effettiva capacità di determinare le proprie azioni ed il proprio comportamento.
Molte tecniche di rilassamento risultano poco efficaci perché vengono apprese e messe in pratica in circostanze in cui si è già rilassati o "al sicuro". E' invece importante imparare a calmarsi quando si è agitati. Nei gruppi ACT si apprende a creare uno stato di calma a partire da uno stato di agitazione o panico. Per far questo bisogna esercitarsi ad utilizzare uno strumento importantissimo: la capacità di dirigere l'attenzione verso l'esperienza percettiva presente. Verso ciò che si vede, si sente, si odora, si tocca qui ed ora, con i propri sensi. L'attenzione focalizzata al presente è uno strumento potentissimo per apprendere a calmarsi e non ci vuole molto tempo per apprenderlo e praticarlo con successo e la tecnica di base è la respirazione lenta controllata durante la quale si apprende a respirare in modo lento e controllato portando l'attenzione alle sensazioni di entrata e uscita dell'aria e del movimento della pancia e del torace.
Molto spesso chi soffre di Panico tende a ridurre progressivamente il proprio spazio di libertà personale. A volte in modo palese, altre volte in modo impercettibile e mascherato. Ad esempio cercando sempre un accompagnatore per fare alcune cose, oppure rinunciando ad altre con l'idea che "in fondo non mi interessano". Purtroppo questo atteggiamento non fa altro che produrre la cronicizzazione del problema e una insoddisfazione profonda in quanto si sa bene di limitare la propria vita.
Questa è la parte decisiva del lavoro personale per superare il problema. Una volta appresa la differenza tra ciò che si percepisce e ciò che si immagina, una volta appresa la capacità di calmarsi, è fondamentale abbandonare la tendenza alla rinuncia e alla fuga. Bisogna fare le cose, seguire la propria strada. Esporsi.
Euro 50,00 a incontro.