Contestualismo funzionale

di Pietro Spagnulo

Cosa vuol dire mangiare? E' la bocca che mangia? L'esofago? Lo stomaco? Il duodeno? Tutti questi organi messi insieme? Cosa vuol dire fare l'amore? Sono il pene e la vagina che fanno l'amore?
Da un punto di vista psicologico i comportamenti non possono essere descritti se non in riferimento ad eventi complessivi e interattivi, altrimenti perdono ogni significato.
Chi mangia è la persona in relazione al cibo e sono due persone che fanno l'amore.
Ciò che tiene insieme il significato di questi eventi è il loro scopo.
Mangiare, fare l'amore, rilassarsi, giocare, fare amicizia, ribattere, argomentare, litigare, spiegare, apprendere, sono tutte azioni dotate di scopo e dunque il loro grado di verità non è legato all'analisi delle loro componenti, ma al grado di successo con cui raggiungono il loro scopo.
Uno dei problemi psicopatologici più frequenti, di qualsiasi diagnosi si tratti, è la tendenza ad attribuire invece un valore di verità agli eventi, indipendentemente dal loro significato complessivo, e dunque indipendentemente dal loro scopo. Il disagio emotivo è spesso collegato all'assunto che i pensieri negativi rappresentino una qualche verità. Una persona che ritenga di essere inadeguata tende a sostenere: "Non è che io pensi di essere inadeguato, sono inadeguato!"
Il contestualismo funzionale è uno dei due principi concettuali su cui si basa l'ACT e, dal punto di vista pragmatico, consiste nel riportare significato alla propria esperienza.
Per tornare all'esempio precedente, il criterio di verità adottato da chi ritiene di essere inadeguato si basa sull'assunto che, da qualche parte, esista una propria inadeguatezza.
Il lavoro con l'ACT consiste nel riportare la persona a valutare con maggiore attenzione un nuovo criterio di verità: la funzionalità del proprio comportamento. Ciò che stai facendo per te, funziona? Quali comportamenti potresti adottare per sentirti più adeguato?
Per dirla con Steven Hayes (Hayes, Strosahal, Wilson. Acceptance and Commitment Therapy, 2003): "Nell'ACT tutte le azioni sono valutate in relazione con i valori e gli obiettivi scelti dal cliente, e l'aspetto centrale è sempre quanto i comportamenti funzionino in relazione a questi valori ed obiettivi, non il loro valore di verità oggettiva".
Questo principio può essere detto "pragmatismo" ed è la conseguenza più evidente del contestualismo funzionale.
In questo senso, l'analisi funzionale che si utilizza nell'ACT differisce dall'analisi funzionale cognitiva classica. Il suo scopo non è infatti il tentativo di modificare la forma dell'esperienza soggettiva (modificare le convinzioni, cioè cambiare le proprie verità), ma di modificare la funzione dell'esperienza soggettiva, agendo sul contesto complessivo (funzionalità del comportamento).
E il tipo di domanda generale che informa questo principio è: "quanto il comportamento che stai adottando va in direzione dei tuoi valori ed obiettivi?".
Una quantità innumerevole di tecniche dell'ACT mirano a stabilire questo tipo di cambiamento di prospettiva, ma nessuna di esse definisce la tecnologia dell'ACT in mancanza dello scopo generale per il quale queste tecniche sono adottate.
In altri termini, anche dal punto di vista del terapeuta, nessuna tecnica è valida in se stessa se non raggiunge lo scopo di modificare il contesto funzionale del cliente.