Il programma ACT

Il programma ACT qui descritto è specificamente progettato per il trattamento del Disturbo di Panico.

L'ACT (Acceptance and Commitment Therapy) rientra tra gli interventi di terapia cognitivo comportamentale di terza generazione che a sua volta è ritenuta dalla comuntità scientifica e dalle organizzazioni internazionali della salute, uno degli approcci più studiati, affidabili, e efficaci per il trattamento di molti disturbi e problemi psicologici,
Negli ultimi quindici anni, infatti, sono stati compiuti degli importanti avanzamenti nella terapia standard dovuti soprattutto all'integrazione con un modello semantico (Relational Frame Theory) ed ai successi ottenuti con l'applicazione sistematica della mindfulness (un'antica pratica meditativa particolarmente studiata per i suoi effetti sulla salute).
L'insieme di questi elementi ha generato un approccio innovativo che conserva alcuni aspetti distintivi dell'approccio cognitivo comportamentale (l'empiria, il pragmatismo, l'analisi funzionale, etc.) ma che mostra anche delle differenze significative.
In breve, l'ACT si basa su alcuni concetti fondamentali:
1. La mente umana è capace di creare delle rappresentazioni del passato, del presente e del futuro del tutto arbitrarie in quanto non fondate sull'esperienza diretta. Se questa capacità è particolarmente utile per la creatività e lo sviluppo delle scienze e delle arti, a volte può diventare un problema in campo emozionale. Ad esempio, una persona può sviluppare un'intensa paura delle gallerie, anche se, in galleria, non le è mai accaduto nulla di negativo o traumatico. La potenza della mente si può manifestare nella creazione di vere e proprie "realtà virtuali" in cui sembra di percepire cose che sono una distorsione della realtà o persino non esistono affatto.
2. All'opposto, spesso prestiamo poca attenzione alla nostra esperienza sensoriale così come viene percepita nel momento presente. Indaffarati in cento cose, spesso mangiamo pensando ad altro, ci parliamo distrattamente, badiamo poco alle sfumature dei nostri sentimenti e di quelli degli altri, trascuriamo gli odori, i suoni, i colori che ci circondano. In questo modo trascuriamo la realtà profonda della nostra esperienza presente, dimenticando che è nel presente che viviamo.
3. Ne deriva che molti nostri comportamenti sono "automatici", cioè sono svolti in modo poco consapevole, mentre siamo immersi in un mondo interamente mentale.
Se la realtà virtuale in cui siamo immersi è gradevole, cerchiamo di immergerci in essa ancora di più, se invece è sgradevole cerchiamo di allontanarla. Proprio come se fosse la nostra vera realtà. Ma in questo modo poniamo solo le basi per l'amplificazione della sofferenza. Ad esempio, se la rappresentazione mentale di una persona è che si sentirà male e che nessuno la soccorrerà, il comportamento automatico consisterà nell'evitare tutte le situazioni in cui teme di sentirsi male. Ma l'evitamento è alla base della cronicizzazione del problema. Oppure, se una persona cerca di evitare a tutti i costi di pensare ad alcune cose che la spaventano, il risultato sarà di pensarci quasi continuamente.

Lo scopo della terapia consiste nell'invertire questi comportamenti riportando maggiore attenzione alla percezione sensoriale e ridimensionando l'ingenua tendenza a prendere alla lettera tutti i pensieri e le rappresentazioni catastrofiche. Ad esempio, una persona che non esce di casa perché teme di svenire, può rendersi conto che le sensazioni a cui attribuisce il significato di "svenimento", non sono altro che comunissime e innocue sensazioni fisiche che non hanno nessun significato patologico. Oppure, una persona che non si avventura in spazi aperti o in spazi chiusi perché crede di perdere il controllo, di sentirsi male, o di soffocare, può apprendere a prestare attenzione alle proprie sensazioni fisiche e a ridimensionare la rappresentazione catastrofica da cui è terrorizzata.

Un fenomeno molto frequente, detto circolo vizioso del panico, consiste nel fatto che se una persona teme di sentirsi male, naturalmente va in ansia. Ma l'ansia, a sua volta, determina alcune reazioni fisiche che vengono interpretate come la conferma che sta avvenendo qualcosa di terribile. A questo punto l'ansia naturalmente aumenta. Ciò viene interpreto come l'imminente catastrofe, con ulteriore aumento dell'ansia. In questo modo si passa da un lieve stato di tensione, al panico. L'ACT affronta questo circolo vizioso insegnando alle persone a riconoscere immediatamente la tendenza ad amplificare un sintomo con la propria attività mentale e dunque a portare l'attenzione al proprio presente, ad esempio al respiro, oppure a qualsiasi altra percezione sensoriale legata al qui ed ora. Ciò determina un immediato sgonfiarsi della bolla ansiosa. Sulla base di ripetute esperienze di questo tipo, le persone che soffrono di Disturbo di Panico apprendono rapidamente a sganciarsi da questo meccanismo mentale, proprio come se uscissero da un film, e a dedicare invece le proprie energie alle cose importanti per la propria vita.